Due restauri al Museo Giuliano Ghelli di San Casciano Val di Pesa: La Croce dipinta del Maestro di San Lucchese (1340-1350 circa) e La scultura policroma della Madonna col Bambino di Gino Micheli (1341)

lunedì 16 maggio dalle ore 17.15 alle ore 18:30 – Sala Brambilla

A cura del Comune di San Casciano Val di Pesa, Museo Giuliano Ghelli, Sistema Museale del Chianti e del Valdarno fiorentino. In collaborazione con: Art-Test sas di E. Massa & C., Soprintendenza ABAP per la Città Metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato, L’Atelier, ADARTE, Studio Maura Masini restauro e conservazione opere d’arte, Parrocchia di San Giovanni in Sugana, Venerabile Compagnia del Suffragio.
I restauri sono stati realizzati grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito del bando “Firenze Restaura” e in accordo con l’Arcidiocesi di Firenze.

Programma

La Croce dipinta del Maestro di San Lucchese | 17.15-18.55
Nicoletta Matteuzzi (Museo Ghelli) | Cenni storico-artistici sul Maestro di San Lucchese e la sua opera
Emanuela Massa (Art-Test Firenze) | Indagini diagnostiche sulla Croce: nuove acquisizioni
Angela Matteuzzi e Lucia Cioppi (L’Atelier) | Interventi di restauro sulla Croce: lavori in corso

La scultura policroma della Madonna col Bambino di Gino Micheli | 17.55-18.30
Anna Floridia (SABAP-Fi) | Cenni storico-artistici su Gino Micheli e la sua opera
Azzurra Macherelli (ADARTE) | Indagini diagnostiche sulla Madonna col Bambino
Maura Masini (restauratrice) | Intervento di restauro sulla Madonna col Bambino: il colore ritrovato

Il Museo Giuliano Ghelli di San Casciano Val di Pesa è dal 2018 accreditato quale museo di rilevanza regionale della Regione Toscana. Espone collezioni di arte sacra e archeologia, fortemente rappresentative della produzione artistica e della storia del territorio chiantigiano; dal 2020 accoglie inoltre una piccola sezione di arte contemporanea. Si tratta di un museo vivace che, tra le numerose iniziative destinate a vari tipi di pubblico, si pone l’obiettivo di approfondire la ricerca scientifica e provvedere alla cura attiva delle proprie collezioni.
Grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito del bando “Firenze Restaura”, il Museo ha potuto attuare importanti restauri di due opere trecentesche della sezione di arte sacra, provenienti da chiese del territorio comunale, in accordo con le parrocchie e gli enti proprietari dei beni e con l’Arcidiocesi di Firenze.

Nel corso del 2021 è stato realizzato il restauro della scultura policroma del cosiddetto “Gino Micheli”, nome che figura nell’iscrizione alla base dell’opera: «MCCCXLI: GINO MICHELI DA CHASTELLO». Intorno a questo nome e alla scultura sancascianese Gert Kreytenberg nel 1979 aveva riunito un piccolo gruppo di opere, di cui fanno parte anche alcuni rilievi che decoravano il Campanile di Santa Maria del Fiore, ora conservati presso il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. Uno scultore dunque in stretto contatto coi principali maestri dei decenni centrali del XIV secolo, in particolare con Andrea Pisano, che all’epoca dirigeva il cantiere del Campanile dopo la morte di Giotto. Il restauro della Madonna col Bambino, proveniente dalla chiesa di San Lorenzo a Castelbonsi (ora soppressa), è stato giudicato indispensabile dal Comitato Scientifico del Museo per garantire all’opera una corretta lettura e un migliore apprezzamento. La scultura conservava infatti ampie tracce di policromia, che tuttavia non risultavano chiaramente interpretabili anche per via di grossolane ridipinture concentrate in particolare sul manto della Vergine, probabilmente riferibili al XIX secolo.

L’acquisizione e la valutazione attenta dei dati offerti dalle indagini diagnostiche condotte da Azzurra Macherelli (ADARTE) hanno confermato l’antichità di ampie zone di colore presenti nella parte superiore della scultura ma pure la presenza di numerose tracce di cromia originale sotto le ridipinture moderne. In accordo con la dott.ssa Anna Floridia, funzionario di zona della Soprintendenza ABAP di Firenze, l’intervento di restauro condotto da Maura Masini si è posto l’obiettivo di eliminare le ridipinture per riportare alla luce il blu originario della veste della Madonna, ma pure di effettuare un intervento conservativo e di pulitura sulle cromie originali.

L’anno successivo è stato avviato il restauro della Croce dipinta del Maestro di San Lucchese, riferibile al quinto decennio del Trecento e proveniente dalla pieve di San Giovanni in Sugana. Si tratta di un autore anonimo di grande qualità, attivo nei decenni successivi alla morte di Giotto di cui fu forse collaboratore. La sua figura è del resto ancora sfuggente, indagata in particolare da Angelo Tartuferi e Andrea De Marchi, e questo restauro offre l’occasione per un aggiornamento storico-artistico che potrebbe portare a una migliore definizione della sua personalità e del contesto in cui si trovò a operare in rapporto coi più importanti pittori della prima generazione giottesca. In questo caso il lavoro di restauro è ancora in corso e sono state realizzate al momento le indagini diagnostiche a cura della dott.ssa Emanuela Massa (Art-Test), indispensabili per pianificare correttamente gli interventi curati da Angela Matteuzzi e Lucia Cioppi de L’Atelier.

La Croce ha una particolare forma sagomata, con ogni probabilità non originaria ma conferitagli da un intervento plausibilmente antico, forse da mettere in relazione con la produzione di Croci sagomate a inizio Quattrocento sull’esempio autorevole di Lorenzo Monaco. La Croce di San Casciano doveva avere la classica forma a tabelloni di simili opere trecentesche, così, secondo questa logica, sarebbero andati perduti tra l’altro i pannelli laterali dei Dolenti; si è però conservato il coronamento con nido di pellicano, allusione al sacrificio di Cristo. L’opera è stata oggetto di un restauro negli anni sessanta del Novecento, che ha previsto numerose integrazioni a rigatino. Le indagini serviranno per individuare le zone ritoccate e stabilirne l’antichità, così da sostenere le azioni di restauro e gli interventi sulle diverse zone.

L’intervento al Salone del Restauro permetterà di presentare in una cornice prestigiosa l’esito del primo restauro e le tappe in corso del secondo, dando visibilità all’attività di un piccolo museo che ha la fortuna di ospitare – e il dovere di curare – opere d’arte e reperti di notevole importanza storica e artistica: un patrimonio culturale intimamente legato al territorio chiantigiano ma anche alla città di Firenze.