Ossalato e fosfato di ammonio per la conservazione dei manufatti a matrice calcarea. Compatibilità, durabilità, minimo intervento, ritrattabilità. Interventi su statue, architetture, pitture murali con protocolli diversi a carattere innovativo

La giornata è rivolta a mettere in evidenza come i trattamenti a base di ossalato di ammonio e fosfato di ammonio vadano sempre più affermandosi per il restauro e la conservazione dei manufatti costituiti da materiali calcarei.
Ciò che si vuole mettere in evidenza è che non si tratta solo dell’introduzione di un paio di nuovi materiali di restauro tra i tanti che nei decenni si avvicendano ma di un cambio radicale di orientamento nell’approccio alla conservazione di questa tipologia di manufatti (sculture, paramenti lapidei, facciate scolpite, pitture murali site all’esterno, realizzati in materiali carbonatici), un orientamento che offre un’importante alternativa alla linea tradizionale, radicata per decenni, basata su prodotti organico-polimerici di sintesi, così lontani dalla natura dei materiali lapidei, ma anche
di prodotti come il silicato di etile che, pur di natura minerale, non rispettano la compatibilità con l’identità delle pietre carbonatiche.

Questa nuova linea emerge dai decenni nei quali a gran voce si proclamavano i principi di compatibilità, durabilità, minima invasività, ri-trattabilità, senza mai, di fatto, pienamente realizzarli, per giungere a un contesto attuativo dove questi stessi principi, sia pure ancora con dei limiti, è possibile, oggi, metterli in pratica

Il restauro è tematica talmente complessa che l’esigenza di soddisfare interamente le condizioni che si richiederebbero rimane purtroppo un miraggio. Ma effettuare dei passi in avanti, realizzare anche piccole ma significative migliorie, è un percorso doveroso per gli operatori del settore.
Dunque, anche questi trattamenti, richiederanno nei prossimi anni un intenso impegno per affinarne i protocolli, un processo, tuttavia, che come vedremo dagli interventi che seguono, è già iniziato.

Numerosi sono ormai, in Italia e in altri paesi, i casi d’impiego dell’ossalato e del fosfato di ammonio. Avremmo voluto ospitarne al convegno anche altri oltre a quelli presentati al convegno, ma si è dovuto compiere una inevitabile scelta, e il criterio di selezione è stato appunto quello di dare la precedenza ai casi nei quali varianti innovative sono già emerse o stanno emergendo nelle applicazioni su monumenti di grande interesse.

AD1_PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO Mauro Matteini - Già direttore dell’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali (ICVBC) del CNR

AD2_IL RESTAURO DELLA BASILICA DI SANTA CROCE IN LECCE E L’UTILIZZO DELL’OSSALATO E DEL FOSFATO DI AMMONIO

Giovanna Cacudi – Soprint. Archeol., Belle Arti, Paesaggio, di Brindisi, Lecce, Taranto (15m)
Coautori: Maurizio Lorenzoni (Direttore Tecnico Restauratore); Impresa Nicolì di Lecce

La facciata della Basilica di Santa Croce in Lecce, capolavoro del barocco salentino, è realizzata con una pietra calcarea molto porosa. Nel restauro degli anni ’90 si era optato per un consolidamento del paramento lapideo con l’impiego di silicato di etile. Erano ancora anni in cui i criteri di compatibilità, durabilità e, soprattutto, di ‘minimo intervento’, sebbene già oggetto di dibattito teorico, non erano ancora sistematicamente attuati. La natura calcarea della pietra, la sua alta porosità e l’elevata concentrazione del silicato di etile determinarono condizioni di profonda incompatibilità tra il consolidante e il substrato lapideo, che 15 -20 anni dopo si manifestarono in fenomeni di ‘rigetto’ con distacco e perdita di numerosi piccoli-grandi frammenti di pietra.
Il recente restauro, curato dall’Impresa Nicolì spa di Lecce, sotto la direzione dei lavori della Soprintendenza Abap di Lecce, la direzione scientifica di Antonia di Marzo - funzionario MIBAC, e la consulenza specialistica del Prof. M. Matteini è giunto a compimento nell’aprile 2019. Fermo restando che il precedente trattamento è ormai non rimovibile, nell’intervento attuale ci si è strettamente attenuti al rispetto dei criteri che abbiamo sopra citati, optando per l’impiego di di-ammonio-fosfato, dove occorreva un consolidamento, e di ammonio ossalato sull’intera facciata per assicurare una protezione ‘anti-attacco acido’ al vulnerabile calcare. Nell’intervento al Salone si illustrano le modalità delle operazioni effettuate, le analisi di controllo eseguite e il piano di monitoraggio-manutenzione per sorvegliare il comportamento dell’opera e, nel caso, intervenire tempestivamente.

AD4_IL RESTAURO DELLA FACCIATA DELLA CATTEDRALE MONZA: UNA INNOVATIVA METODOLOGIA APPLICATIVA DELL’IMPACCO CON OSSALATO DI AMMONIO

Paolo Pecorelli: Direttore Tecnico dell’Impresa di restauro Estìa srl, Bastia Umbra (15m)
Coautori: Nadia Cavallucci (Estìa srl), Cinzia Parnigoni (Titolare di Arte R.O.S.A. Restauri, Milano )

La facciata del Duomo di Monza, opera di Matteo da Campione, eretta nella seconda metà del trecento, realizzata con marmi diversi ed altre pietre a creare uno splendido effetto di dicromia, è in corso di restauro, il cui completamento è previsto per la primavera del 2020. A protezione del materiale calcareo da piogge e condense di natura acida che negli anni hanno attaccato e corroso soprattutto le parti più esposte e finemente lavorate dell’architettura, è stata concordemente decisa l’applicazione di ossalato di ammonio su tutte le aree in materiale lapideo calcareo. L’impresa Estia di Bastia Umbra (della quale sono titolari i restauratori Paolo Pecorelli e Nadia Cavallucci) ha realizzato una variante, concordata con la consulenza, dell’applicazione dell’impasto di soluzione ossalatica + polvere di cellulosa. Anziché impiegare il tradizionale impacco manuale, si è proceduto con il trasferimento a spruzzo. Ciò ha richiesto di mettere a punto un’adeguata metodologia, calibrando concentrazione dell’agente, rapporto tra soluzione di ossalato e cellulosa, sequenza applicativa. I vantaggi si sono dimostrati notevoli, non solo per il consistente risparmio nei tempi di applicazione, ma anche e soprattutto, per la deposizione di un impacco dallo spessore estremamente regolare e controllabile e per il più agevole impiego nei sottosquadra. Nella conferenza verranno esposti i dettagli della metodologia, evidenziati da una documentazione dell’operazione sulle varie tipologie lapidee.

AD5_INTERVENTI DI CONSOLIDAMENTO E PROTEZIONE CON FOSFATO AMMONICO SU ELEMENTI IN MARMO DELLA FACCIATA DELLA CATTEDRALE DI LUGANO

Agata Bordi (Scuola Universitaria SUPSIdi Lugano, Dpt. Ambiente, Costruzione, Design) (15m)
Coautore: Francesca Piqué (Professore alla SUPSI Lugano-Dpt. Ambiente, Costruzione, Design)

A Lugano, ormai da più di un anno, si è completato l’intervento di conservazione di sei busti marmorei del XVI sec. di notevole pregio che decorano la porzione inferiore della facciata della Cattedrale. L’operazione si inquadrava nell’ambito di una tesi master della scuola universitaria SUPSI di Lugano, curata da Agata Bordi, sotto la direzione dalla Prof.ssa Francesca Piqué e Mauro Matteini come correlatore. La messa a punto dell’intervento è stata eseguita tramite numerose analisi ed esami fisici di controllo delle possibili varianti dei trattamenti a base di di-ammonio-fosfato (DAP), su diversi provini in marmo di Carrara invecchiati artificialmente. Oltre alle formulazioni basate su DAP già studiate e applicate su opere d'arte, è stato sviluppato un protocollo innovativo che si realizza in due fasi (DAP prima diluito, poi concentrato), secondo un’ipotesi avanzata dal Prof. M. Matteini, che, dalle valutazioni svolte in laboratorio ed in situ, ha mostrato i risultati più efficaci per il consolidamento del marmo. I trattamenti sono stati valutati in termini di riduzione dell’assorbimento dell’acqua, della porosità del provino, dell’efficacia consolidante in relazione alla profondità (misurata con uno specifico Abrasimetro) e della profondità raggiunta dal consolidante (tramite analisi al SEM-EDS). L’intervento in situ è stato svolto secondo un protocollo che ha previsto: la pulitura e la desolfatazione delle superfici, il consolidamento con la soluzione di DAP applicata in due fasi, il riempimento delle microfessure con nano-calce (dove necessario) e l’applicazione di un protettivo-passivante a base di una soluzione idro-alcolica di DAP.
Al termine dell‘intervento, la stabilizzazione delle zone soggette a disgregazione, è stata valutata misurando la capacità di assorbimento dell‘acqua (WAC). Su tutti i busti si è verificata una riduzione di assorbimento. I fenomeni di degrado fisico e chimico sui quattro busti trattati possono ritenersi stabilizzati, ma occorre prevedere un controllo regolare, periodico dei busti, essendo questi particolarmente esposti alle intemperie. E’ previsto un programma di monitoraggio e manutenzione con il primo sopralluogo, un anno dopo la fine dell’intervento.
Le motivazioni che hanno portato alla selezione delle modalità definitive di esecuzione del restauro, verranno esposte nella presentazione al Salone.

AD6_TORRE GANDRIA DELLA CATTEDRALE DI SAN LORENZO A GENOVA. GLI INTERVENTI SUL PARAMENTO

Claudio Montagni (Architetto, Libero professionista (15m)
Coautori: Elena Leoncini, Carolina Barreca (Restauratori Liberi professionisti)

A Genova l’architetto Claudio Montagni ha diretto il restauro del paramento lapideo di levante della Torre del Gandria della Cattedrale di San Lorenzo, eseguito dall’impresa Arvigo e Serra Restauri srl. Il materiale costitutivo della parete è una particolare marna ligure a composizione calcareo-argillosa. Proprio a tale componente argillosa sembra attribuibile l’avanzato stato di degrado che mostrava la superficie lapidea, con cospicua presenza di materiale decoeso, sia in forma di polveri che di elementi più grandi in fase di distacco.
Dopo le necessarie operazioni di pulitura con rimozione di parte dei residui irreversibilmente incoerenti, e di una serie di stuccature in cemento, si poneva il problema del consolidamento e della protezione della facciata
. La notevole percentuale di componenti mineralogiche calcaree presenti nella pietra, apriva, in accordo con i suggerimenti della consulenza, la possibilità d’impiego del fosfato e dell’ossalato di ammonio, con i vantaggi di compatibilità, durabilità e minimo intervento, propri di questi trattamenti. Fu eseguita una serie di test preliminari per verificare, visivamente, il colore e, manualmente, l’avvenuto consolidamento, con risultati positivi, molto promettenti. .
Assai interessante è risultata la variante, inedita, della sequenza operativa adottata. Infatti, fosfato e ossalato, sono stati applicati con un unico impacco, trasferendo a spruzzo alla superficie lapidea, per primo, il fosfato di ammonio in concentrazione assai diluita; successivamente, sullo stesso impacco, a pennello, il fosfato ammonico alla concentrazione più elevata tradizionale; infine, sempre sul medesimo impacco, l’ossalato di ammonio, a pennello, nella concentrazione usuale. Si tratta di una procedura del tutto innovativa, che consente di realizzare entrambi i trattamenti (consolidante e protettivo) con un notevole risparmio dei tempi. Ulteriore innovazione è il doppio trattamento fosfatico (prima diluito, poi concentrato), in risposta a un’ipotesi operativa tutt’ora in fase di verifiche scientifiche, che dai primi risultati, sembra realizzare un effetto consolidante più profondo. Per alcuni elementi lapidei in più precarie condizioni di distacco è stato necessario un’azione di rinforzo con nano-calci.

AD7_RESTAURO DEL PORTALE MAGGIORE IN MARMO DELLA CATTEDRALE DI MONREALE (PA)

Giuseppe Milazzo (Restauratore presso Polo Museale del Piemonte, MiBAC (15m)
Coautori: Francesca Alberghina, Salvatore Schiavone (S.T.Art-Test s.a.s., Italy)

Tra il 2015 e il 2016, il portale Maggiore del Duomo di Monreale (XII secolo) ha necessitato di misure conservative mirate che hanno previsto l’impiego di fosfato e ossalato di ammonio. Il portale Maggiore, costituito da blocchi di marmo greco, presenta una decorazione figurata policroma realizzata secondo la tecnica del bassorilievo e da porzioni realizzate in mosaico. L’obiettivo primario dell’intervento di restauro era risolvere il difficile stato di conservazione della materia marmorea, dovuto a fenomeni di degrado fisico e chimico particolarmente violenti, originati dall’applicazione superficiale di protettivi filmogeni durante un intervento restaurativo precedente. Una campagna di indagini diagnostiche approfondita è stata condotta al fine di comprendere la composizione dei materiali costitutivi, dei prodotti di restauro e dei prodotti di degrado presenti, in particolare per l’identificazione delle specie saline che possono interferire negativamente sull’efficacia del consolidante sperimentato. Grazie all’evidenze analitiche e alla consulenza scientifica del prof. Mauro Matteini è stato possibile mettere a punto un metodo idoneo a trattare in profondità la materia marmorea, che in numerose parti presentava situazioni localizzate a ‘consistenza zuccherina’ sulle quali si è dovuti intervenire accoppiando all’applicazione del fosfato di ammonio a impacco, l’impiego, in contemporanea, di infiltrazioni in profondità a lento rilascio della soluzione fosfatica attraverso piccolissimi fori, con tecniche simili alle ‘fleboclisi’. Le particolari condizioni conservative hanno reso complesso e delicato l’intervento di consolidamento, con un risultato finale di grande impatto visivo e soprattutto conservativo in un’ottica di maggiore sostenibilità per la futura conservazione di un’opera così rappresentativa del patrimonio culturale siciliano arabo-normanno inserito nel 2015 nella WHL. L’impiego dei sistemi minerali a base di fosfato e ossalato d’ammonio ha permesso di perseguire il risanamento del marmo sia corticale che di profondità, come verrà dettagliatamente illustrato nella presentazione al Salone del Restauro.

AD8_OSSALATO DI AMMONIO SU UN AFFRESCO. IL RESTAURO DELLA LUNETTA AFFRESCATA NEL PROTIRO LATERALE DELLA CHIESA DI SAN FERMO MAGGIORE IN VERONA.

Francesca Amati (Fondazione Enaip Lombardia- Scuola per la Valorizz. dei BB CC di Botticino (BS) (15m)
Coautori: Cristani Pierpalo (Titolare della suddetta Fondazione); Luigi Soroldoni (Titolare di DiArtLab “Consulenza e Diagnostica per la Conserv. delle Opere d’Arte” e docente alla Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como

Il restauro della lunetta trecentesca si colloca all’interno di un intervento conservativo, fortemente voluto dalla Diocesi di Verona, che ha preso in esame l’apparato murario, il soffitto ligneo a carena e il protiro laterale iniziato nel settembre 2016 conclusosi nell’agosto del 2018. L’affresco del Protiro laterale di San Fermo si presentava in condizioni di totale illeggibilità per avanzata consunzione della materia pittorica conseguente all’azione corrosiva di condense acide e per la corposa sovrammissione di depositi di particolato atmosferico. La singolarità di questo intervento, curato dall’impresa Cristani Pierpalo snc di Verona con la partecipata supervisione della Direzione Lavori e degli Organi di Tutela, non sta solo nell’aver scelto il trattamento protettivo-consolidante con ammonio ossalato per conservare delle superfici affrescate (l’applicazione dell’ossalato in pittura murale, pur possibile ed efficace, non è comune), ma nell’avere impiegato l’ossalato anche per stabilizzare aree dipinte in Azzurrite (un pigmento teoricamente poco compatibile con il trattamento per l’ammonica che si genera), ovviamente ricercando e individuando modalità d’impiego appropriate, di sicurezza, per consentire l’intervento. I risultati si sono dimostrati veramente interessanti, sia sotto il profilo del recupero estetico, sia soprattutto, sotto quello conservativo.

AD9_Riflessioni critiche sui lavori presentati

Porf. Giorgio Bonsanti, Storico dell’Arte, già Professore ordinario di Storia e tecniche del restauro – Università degli Studi di Firenze