L’impegno della Scienza per la conservazione e la valorizzazione dei Beni Culturali: il contributo degli istituti fiorentini del CNR, dell’Università e dell’INFN

Coloro che a vario titolo operano nell’ambito della conservazione dei Beni Culturali sono certamente a conoscenza del contributo che, ormai da decenni, gli istituti fiorentini del CNR, dell’Università e dell’INFN, specializzati nel settore hanno dato alla conoscenza, alla conservazione, alla valorizzazione dei Beni Culturali. A ciò si è pervenuti a seguito di una serie di contingenze, alcune impreviste, altre ricercate, quali l’attenzione internazionale ai problemi dei Beni Culturali che emerse a seguito dell’alluvione del 1966 a Firenze, la nascita e l’affermazione a Firenze dell’Opificio delle Pietre, istituto di eccellenza e riconoscimento internazionale, l’interessamento e il sostegno per decenni di enti pubblici come la Regione Toscana, e privati come l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, per non parlare della città stessa di Firenze, luogo identitario dei Beni Culturali.

L’impegno, in particolare, degli istituti scientifici fiorentini dedicati al settore non si è affievolito negli anni, anzi, è andato sempre più espandendosi e affermandosi, con conquiste recenti di enorme portata come la creazione dell’Infrastruttura di Ricerca Europea E-RIHS (European Research Infrastructures for Heritage Science) che ha il coordinamento proprio a Firenze, e con altre iniziative, come la Conferenza internazionale annuale Florence-Heri-Tech, che arricchiscono progressivamente il ruolo di Firenze in questa prestigiosa area specialistica.

Nell’edizione del Maggio 2020 del Salone del Restauro di Firenze non poteva mancare una giornata dedicata ai più recenti risultati acquisiti da alcuni istituti fiorentini del CNR, dall’Università e dall’INFN che, come si vedrà dai contributi che seguono, spaziano, giustappunto, dalla conoscenza, alla conservazione alla valorizzazione dei Beni Culturali, con applicazioni alle principali categorie di opere, quali statue marmoree, sculture bronzee, sculture policrome, monumenti archeologici; e con soluzioni di effettivo rilievo della diagnostica più avanzata al servizio dei BB.CC.

ES1_INTRODUZIONE AL CONVEGNO Mauro Matteini - Già direttore dell’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali (ICVBC) del CNR

Interventi a cura dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR

VILLA GUICCIARDINI CORSI SALVIATI DI SESTO FIORENTINO. ARTE, STORIA E SCIENZA PER LA CONSERVAZIONE

Introduzione Cristiano Riminesi (CNR-ISPC)

ES2a_La statuaria della villa e del giardino Guicciardini Corsi Salviati a Sesto Fiorentino. Un patrimonio storico-artistico e culturale da salvaguardare
Mara Visonà (Università degli Studi di Firenze. Dpt. di Storia delle Arti e dello Spettacolo) (11m)

Nell’assetto conferito dal marchese Antonio Corsi e dai suoi successori all’antica dimora nel Settecento, la villa ed il giardino rappresentano una perfetta sintesi di architettura, scultura e paesaggio, un’ariosa scenografia raffigurata in una incisione di Giuseppe Zocchi (1744) fra quelle dedicate alle vedute delle ville che contornano Firenze come gemme di una corona. E’ un’eredità rara la presenza della statuaria, di marmo e di pietra, diffusa nelle facciate che fanno da sfondo al giardino popolato di sculture. I temi sono quelli consoni alla vita agreste come le “Stagioni”, i cani ed i leoni araldici, oltre alle statue, di ispirazione originalissima, dei “Villani” e delle “Villane” di Girolamo Ticciati, scultore dalla dotta personalità. Suscitano sensazioni altrettanto vive le fontane, la peschiera, i mascheroni, i vasi, i plinti delle statue che suggellano, nella varietà delle forme e dei materiali, il gusto del “pittoresco"

ES2b_La decorazione delle architetture del giardino: materiali poveri per una suggestiva revisione stilistica
Stefania Salomone (Università degli Studi di Firenze) (11m)

Le facciate della villa e le architetture del giardino vengono modificate e in parte realizzate negli anni Trenta del Settecento, sotto l’attenta regia dell’architetto Ferdinando Ruggieri. Per un’opera vasta e complessa di adeguamento al gusto del tempo dell’antica villa Corsi l’architetto sceglie di avvalersi, per molte realizzazioni, di materiali poveri ma che richiedono una notevole perizia esecutiva. Le facciate sono riprogettate ricorrendo all’intonaco per movimentarle con membrature architettoniche di lieve aggetto giocate sulla bicromia, le aperture sono arricchite con decori in stucco in un inconsueto dialogo con le severe forme cinque-seicentesche e, nelle architetture del giardino, si realizzano ampie superfici con mosaici “alla rustica”. Per essi giungono migliaia di scaglie di marmo di diversi colori, spugne artificiali, reperite in val di Marina e nel podere di famiglia di Lonciano su monte Morello, e il «rosticcio», ossia le scorie di altoforno, per le parti di colore scuro. La calce la portano i fornaciai di Sesto Fiorentino e di Settimello, la sabbia viene dall’Arno, i pigmenti giungono da Prato. Con questi semplici materiali artigiani di grande abilità e specializzazione eseguono ampie superfici a mosaico, applicano spugne con chiodi e sottili fili di rame e di ferro, realizzano modanature e volute. Il risultato è un’armoniosa revisione della villa in accordo con gli arredi scultorei, le statue, i vasi e le urne, di pietra ma anche di terracotta dell’Impruneta, opportunamente verniciata di un marmoreo color bianco.

ES2c_L’intervento minimo ovvero il “restauro timido” per il recupero dell’apparato decorativo del giardino. Metodologie di studio e conservazione
Alberto Casciani, (Restauratore di Beni Culturali) (11m)
Coautore: Paola Rosa (Restauratore di Beni Culturali)

Il contributo verte sulla metodologia da adottare per affrontare le problematiche teoriche e pratiche dei due aspetti imprescindibili nel recupero conservativo dei manufatti del giardino, e cioè armonizzare l’intervento al contesto in cui le opere sono collocate e commisurare ad esso la loro pulitura.

La prassi sinora invalsa negli interventi di pulitura è passibile di un diverso approccio che miri ad una rimozione graduale e non totale della microflora senza ricorrere all’impiego di biocidi.
È quanto è stato fatto in anni recenti in vari contesti, mirando a un equilibrato riordino delle opere e al loro armonico rapporto con l’ambiente, ottemperando al contempo alla salvaguardia dei materiali lapidei con trattamenti idrorepellenti.

ES2d_Sperimentazione per la manutenzione programmata degli arredi scultorei del giardino di storico di Villa Guicciardini Corsi Salviati
Cristiano Riminesi (CNR-ISPC) (11m)

Le attività di restauro e, ancor prima la progettazione dell’intervento, sono affiancate da una campagna di diagnostica mirata ad approfondire la conoscenza materica delle opere oggetto dell’intervento e a caratterizzarne lo stato di conservazione. Tale attività è stata eseguita mediante l’impiego di strumentazione portatile e non distruttiva e in alcuni casi mediante il prelievo di micro-campioni analizzati poi in laboratorio. Il controllo dello stato di conservazione reiterato nel tempo, per il controllo dell’evoluzione del degrado, in particolare del processo di ricolonizzazione biologica delle superfici delle statue in marmo attorno alla fontana centrale, affiancato al monitoraggio dei parametri micro-climatici, ha permesso di stimare la ricorrenza degli interventi necessaria al mantenimento dell’equilibrio delle superfici con l’ambiente del giardino.

ES3 - APPROCCIO METODOLOGICO ED ESPERIENZE DI DIAGNOSTICA E CONSERVAZIONE SU MANUFATTI METALLICI, STATUARIA ANTICA CON POLICROMIA, SUPERFICI LAPIDEE INTERESSATE DA VANDALISMO GRAFICO

ES3_INTRODUZIONE
Emma Cantisani (3m)

Il contributo dell’Istituto di Scienze per il Patrimonio Culturale (ex Istituto per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali) del CNR mostrerà l’approccio metodologico e alcune esperienze recenti nell’ambito della diagnostica e della conservazione di opere di interesse storico-artistico. Particolare attenzione sarà rivolta ai manufatti metallici, alla policromia su statuaria antica e allo sviluppo di metodi per la rimozione di graffiti vandalici da materiali lapidei.

ES3a_Dal cantiere al laboratorio scientifico: problemi conservativi, sinergie e soluzioni su opere in metallo di interesse storico-artistico
Barbara Salvadori (CNR-ISPC) (11m)

Le problematiche che emergono durante le operazioni di restauro richiedono spesso il supporto scientifico per definire le strategie d’intervento ottimali, sia nella scelta dei materiali e dei metodi da impiegare per il recupero dei manufatti che per la loro protezione. In questi casi, dopo un’accurata caratterizzazione dello stato di conservazione, della composizione e delle tecniche esecutive, è necessario procedere con sperimentazioni mirate in laboratorio. Queste, basate sulla preparazione di provini con composizione e struttura simile a quelle dei manufatti di interesse, sono cruciali per fornire indicazioni precise sui prodotti più idonei da applicare, nell’ottica della compatibilità con i materiali originali e in termini di efficacia e durabilità. In questo contributo saranno presentati alcuni casi significativi di opere in metallo (ferro e lega di rame) di epoca contemporanea, dove la scienza ha contribuito alla risoluzione dei problemi di cantiere attraverso la proficua sinergia fra restauratori ed esperti scientifici.

ES3b_La statuaria antica con policromia: provenienza dei marmi e tracce di colore

Donata Magrini (CNR-ISPC) (11m)

Negli ultimi anni è emerso un sempre più forte interesse per la policromia residua sulla statuaria in marmo. Il contributo propone una selezione di casi studio esemplificativi di questa tematica, condotti negli ultimi anni da ICVBC su opere di età etrusca e romana, con una attenzione particolare al protocollo sviluppato per l’individuazione e l’indagine delle tracce di colore. In questa attività si inserisce anche lo studio archeometrico sulla provenienza dei marmi bianchi condotto con metodologie analitiche non solo classiche (analisi chimiche, mineralogico-petrografiche ed isotopiche) ma anche secondo un nuovo approccio, con l’impiego di metodologie non invasive (XRF portatile).

ES3c_Studi per la rimozione di graffiti vandalici da monumenti storici

Barbara Salvadori (CNR-ISPC) (11m)

Il vandalismo grafico costituisce un grave rischio per la conservazione e la fruizione dei monumenti storici e, quindi, la sua rimozione rappresenta una tematica di particolare interesse. In questo contributo vengono confrontate l’efficacia e le controindicazioni di diversi approcci impiegati per la rimozione dei graffiti da superfici lapidee, sperimentati presso l’Istituto, basati sull'impiego di prodotti chimici a bassa tossicità, su metodologie laser e sulla combinazione dei due metodi. Dopo la caratterizzazione chimica preliminare delle vernici e dei pennarelli di più comune impiego negli atti vandalici, i diversi approcci sono stati valutati con metodi analitici applicandoli su provini di marmo per verificare la presenza di residui visibili o occulti, la profondità di penetrazione dei materiali, possibili danni provocati alla struttura lapidea e, infine, l’efficacia di estrazione della pittura.

ES4 COME L’ARCHEOMETRIA PUÒ AIUTARE LA STORIA E LA GEOLOGIA: IL CASO DELLE TORRI GENOVESI DELL’ISOLA DI CAPRAIA

Fabio Fratini (CNR-ISPC) (15m)
Coautore:
Elena Pecchioni (Università di Firenze, Dpt. di Scienze della Terra)

L’isola di Capraia appartenne alla Repubblica di Genova dal XIV sec. alla fine del XVIII sec. Durante questo periodo, per ragioni difensive furono costruite tre torri e una fortezza. Riguardo ai materiali da costruzione, si deve ricordare che Capraia è un’isola vulcanica e quindi mancano le rocce carbonatiche, materia prima essenziale per la produzione della calce. Documenti di archivio riportano che la calce arrivava da Genova e/o dalla Corsica mentre come aggregato per confezionare la malta si utilizzava la sabbia della spiaggia dove si trova l’unico approdo dell’isola. Per i conci lapidei si utilizzavano le rocce vulcaniche locali.

Questa ricerca illustra i risultati dello studio delle malte utilizzate per costruire le torri con una particolare attenzione alla provenienza delle materie prime (calce e aggregato). In particolare riguardo all’aggregato sono state trovate tracce di rocce metamorfiche caratteristiche della Corsica settentrionale, dell’isola della Gorgona e del Ponente ligure. Varie ipotesi sono state fatte sulla loro presenza ma la più probabile è che si tratti di impurità sabbiose originarie delle spiagge liguri o corse da dove salpavano le imbarcazioni (leudi) cariche di zolle di calce viva.

Pier Andrea Mandò, INFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - LABEC - Firenze

ES5 MACHINA: UN NUOVO ACCELERATORE DI PARTICELLE COMPATTO E TRASPORTABILE, REALIZZATO DALL'INFN-LABEC DI FIRENZE E DAL CERN DI GINEVRA, DA COLLOCARE NEI LABORATORI DI RESTAURO DELL’OPD
Piero Andrea Mandò (INFN, Labec) (25m)

Coautori: INFN: F. Taccetti, F. Benetti, C. Czelusniak, M. Manetti, L. Giuntini;
CERN: S. Mathot, G. Anelli, A. Grudiev, A. Lombardi, E. Montesinos, M. Vretenar

Grazie alla collaborazione fra il laboratorio LABEC dell’INFN di Firenze - quasi 35 anni di esperienza nello sviluppo e nell’applicazione di tecniche nucleari non invasive per la diagnostica dei Beni Culturali - e la divisione acceleratori del CERN, leader mondiale nello sviluppo e la costruzione di moduli acceleranti per particelle basati sulla cosiddetta tecnologia RFQ (RadioFrequency Quadrupoles), nel 2018 è iniziata la realizzazione di un acceleratore di protoni ultra-compatto (2.5 metri di lunghezza complessiva), a basso assorbimento di potenza, e con un impatto molto limitato in termini di vincoli radioprotezionistici, specificamente progettato per la diagnostica dei Beni Culturali. Questo acceleratore, MACHINA (Movable Accelerator for Cultural Heritage In-situ Nondestructive Analysis), consentirà di mettere a disposizione le potenti e versatili tecniche di analisi dei materiali impiegati per la produzione di opere d’arte (la “famiglia” delle tecniche di Ion Beam Analysis, a cui appartengono ad esempio la PIXE - Particle-Induced X ray Emission - e la PIGE - Particle-Induced Gamma ray Emission) direttamente nei luoghi dove si trovano le opere che richiedono interventi di conservazione, senza la necessità di trasportarle presso i grandi laboratori di Fisica Nucleare. E’ appunto nei Laboratori di Restauro dell’Opificio delle Pietre Dure che è prevista la prima installazione dell’acceleratore compatto, che grazie alle sue caratteristiche di modularità e robustezza potrà comunque essere anche trasportato in tempi sorprendentemente veloci anche in altri luoghi ove se ne richiedesse l’utilizzo. La realizzazione di MACHINA è a buon punto già al momento di scrivere questo abstract (agosto 2019): si prevede che entro un anno le parti costruite a Firenze e quelle costruite a Ginevra saranno integrate e il prototipo funzionante sottoposto a test presso il LABEC di Firenze. A fine 2020, l’acceleratore potrebbe essere già installato all’Opificio per iniziare la sua attività di diagnostica non invasiva sulle opere in restauro.