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Nascita di nuovi musei –La figura del restauratore nella realizzazione di ambienti destinati alla narrazione della storia di uomini e personaggi che hanno segnato e tracciato la nostra cultura.

Valdocco Maria Ausiliatrice – Congregazione dei Salesiani di don Bosco – Torino “ Museo Casa Don Bosco” - Regione Piemonte – Città di Torino e Soprintendenza per i beni artistici, storici, etnoantropologici e del paesaggio del Piemonte.

Il progetto del nuovo museo che ha seguito una linea filologica, rimettendo in luce gli ambienti originali della seconda metà ‘800. L’ l’esposizione di collezioni mariane, liturgiche, devozionali e artistiche. Un notevole lavoro di restauro applicato ad arredi, tessuti, oggetti di pregio artistico e devozionale.

Si racconta la storia di un uomo, don Bosco, e di un luogo, Valdocco, che hanno cambiato la storia di una città e la vita di migliaia di ragazzi dando loro una casa, una famiglia, un futuro.

Don Bosco (San Giovanni Bosco,1815-1888) nella prima metà dell’Ottocento si insediò nell’area Valdocco di Torino e in pochi anni sviluppò un’importante comunità religiosa: i Salesiani.

L’edificazione della Basilica Maria SS.Ausiliatrice (1863-1868) fu il centro dell’Apostolato di Don Bosco, santuario di devozione mariana, legato ad alcune apparizioni e “sogni” che il Santo ricevette fin da giovane. Egli intuì la potenzialità educativa dell’arte in generale, e, con l’edificazione della Basilica, rese tangibile la figura della Madonna, sua ispiratrice mistica, attraverso la presenza di un Tempio. Molti artisti parteciparono alla realizzazione di arredi e pitture sacre.

Auri Folia ha affiancato per circa dodici mesi la preparazione e l’allestimento del museo.

La collaborazione con i responsabili del progetto ha creato una relazione fiduciaria inserendo il restauratore nel gruppo di realizzazione progettuale.

Oltre la fase di laboratorio che ha curato tutta la fase di diagnosi e operazioni di:

  • pulitura;

  • consolidamento della pellicola pittorica e sutura di strappi e lacerazioni;

  • inserimento di sctrisce perimetrali e nuovo tensionamento;

  • stuccatura delle lacune;

  • ritocco pittorico;

  • protezione finale;

la nostra ditta ha fornito informazioni tecniche e consulenza per la collocazione dei beni nell’area museale.

Tutte le operazioni tecniche sono state impostate secondo il principio del “minimo intervento”, sia per filosofia maturata negli anni e condivisa in azienda, sia per dare alla scuola di artisti Sacri Salesiani il giusto valore storico.

Opere che si inseriscono in un gusto tardogotico piemontese, si prestano con facilità ad essere riportare ad una sorta di “splendore originario”. La nostra volontà e le linee guida aziendali hanno riscontrato piena concordanza con i direttori dei lavori della committenza, Don Cristian Besso e la Dott.ssa Stefania De Vita, consegnando al museo oggetti d’arte che, ritrovando un armonico equilibrio conservativo e cromatico / luminescente, esprimono bene la loro storicità.

Grazie alla relazione costruita la squadra Auri Folia ha sviluppato buone capacità di coordinamento interno e ha risposto al meglio alle richieste dell’ente appaltante scoprendo l’importanza di mettere a disposizione le capacità professionali indirizzandole verso il valore della narrazione di una storia piuttosto che verso la consueta esposizione storico-artistica.

Restauro – conservazione e manutenzionetre aspetti del nostro lavoro: “Prendersi cura dell’opera d’arte”

Manutenzione degli appartamenti Reali dell'ala nord del castello di Valcasotto - Garessio (Cn) - Regione Piemonte e Soprintendenza per i beni artistici, storici, etnoantropologici e del paesaggio del Piemonte

Le attività un tempo ritenute più marginali nel curriculum di un restauratore stanno negli ultimi anni ricevendo sempre più attenzione. Si è forse divenuti più consapevoli che anche operazioni ritenute semplici, come spostamento e ricollocazione di manufatti per l'allestimento museale richiedano le competenze specifiche di chi conosce profondamente la tipologia di materiale e le sensibilità dei diversi tipi di oggetto.

Gli ambienti e tutto ciò che contenevano gli appartamenti Reali erano stati già restaurati qualche anno fa dal CCR LaVenariaReale, che aveva contemporaneamente fornito una schedatura puntuale con le indicazioni per la manutenzione ordinaria.

Si trattava ora di preparare i locali del castello per l'apertura al pubblico, dopo anni in cui nessuno si era potuto occupare di una normale cura di quelle stanze e degli oggetti in esse contenuti.

più di 140 oggetti

distribuiti in più di 10 ambienti

più di 10 tipologie di materiali : mobili, ceramiche, lampadari, tessuti, tendaggi, marmi, cartapesta, pavimenti in legno, dipinti su tela, incisioni, lampade a petrolio, sanitari storici in legno, ceramica, rame.

Gli esempi più sorprendenti?

  • le deiezioni di pipistrelli sui lampadari in cristallo e dietro le tele

  • il nido di topini nel materasso

  • le irreversibili alterazioni della ceramica di un lavandino

  • il distacco di porzioni della carta da parati

  • la rosura dei ghiri sull'arcolaio ligneo e porzioni di carta da parati

  • l'alterazione cromatica sulle cassapanche, provocata dalle deiezioni di volatili

La singolarità di questo intervento consisteva appunto nella varietà di materiali e nel fatto che erano già stati ricollocati nella loro sede: per esempio, la notevole altezza alla quale erano collocati i vari lampadari.

Alcuni oggetti erano meno consueti, come un ombrello in seta o gli elementi in carta pesta alla sommità dei baldacchini.

Trattandosi di opere già restaurate era di singolare importanza la conoscenza condivisa dell'operatività, possibile per una analoga formazione degli operatori.

Ciò ha significato muoversi coerentemente con l'intervento già eseguito e la piena capacità di comprendere l'impostazione già adottata.

I danni verificatisi nel corso degli anni di 'pausa' erano legati soprattutto alla presenza di piccoli animali (roditori, pipistrelli, ghiri, uccelli) ed insetti, xilofagi e di altro tipo: erano quindi leggibili ed evidenti gli attacchi su elementi lignei secondari (parapetti delle finestre), rosura delle carte da parati e dei materassi, deiezioni sui cristalli e dietro i dipinti su tela, particellato (variamente coerente) diffuso su ogni superficie.

Auri Folia ha quindi messo a punto il protocollo Vesta, ovvero tutte le indicazioni, strumenti e osservazioni affinché questo tipo di manutenzione di arredi e di ogni tipologia di manufatto sia compiuta in modo efficace e sicuro, in particolare in vista della apertura al pubblico.

Il protocollo ha quindi messo a fuoco procedure, strumenti e mezzi da adottare in queste situazioni, con la risoluzione delle problematiche specifiche:

A: svolgere l'intervento in modo sufficientemente rapido e protetto da conservarne i risultati per la data di apertura, anche con protezione interinali in polietilene e carta giapponese

B: utilizzo di sostanze diverse da quelle che si impiegherebbe nel intervento ordinario di restauro, ovvero più blande e volatili, applicate in modo da fornire - anche nel caso di ampie pavimentazioni lignee- un limitatissimo apporto di umidità

C: utilizzo di strumenti appositamente calibrati sui diversi tipi di asportazione del particellato, quali

  • piumini elettrostatici in microfibra con forma ad U, asta telescopica, testa pieghevole

  • panni in microfibra

  • a basso movimento automatico

  • aspirapolvere con gradualità della potenza

D: aggiornamento delle schede di manutenzione, con rilevamento dei valori di T e UR per ogni ambiente

Per questo specifico cantiere sono state studiate per esempio pattine in microfibra per continuare a utilizzare scarpe a norma sui pavimenti già puliti, oppure un sistema di protezione per gli elementi a rischio di rottura, come il 'paracadute inverso' per attutire eventuali cadute di elementi in cristallo dei lampadari.

Dopo il protocollo Kronos, (approntato e proposto da Auri Folia per la manutenzione cadenzata su monumenti appena restaurati) la giusta derivazione - persino mitologica - è il protocollo Vesta, dea del focolare domestico e del buon funzionamento della antica quotidianità.

Come un tempo, a garantire la sicurezza e la protezione degli ambienti e dei beni della 'casa', intendendo cosi tutto il nostro prezioso patrimonio artistico, storico e culturale.

 

Oglianico (To) - Animali esotici e domestici in una decorazione seicentesca in Canavese  "Cantiere in diretta"

Il protagonista di questo intervento è un dipinto posto a circa 6 metri da terra, che si intravedeva sulla facciata di un edificio - originariamente utilizzato come scuderia della vicina villa Fresia.

L’immagine centrale dispone, contro un riquadro di colore bianco, 2 stemmi, riconosciuti come quelli del duca Vittorio Amedeo I e della sua consorte, la prima Madama Reale, Cristina di Francia.1 L'accurata descrizione degli stemmi aiuta a collocare l'esecuzione dell'affresco prima del 1633.2

A destra si riconosce la figura di un santo vescovo, identificato come San Cassiano, patrono di Oglianico, mentre a sinistra troviamo una Madonna con il Bambino, che ricorda piuttosto da vicino un'analoga raffigurazione staccata dalla strada principale di Valperga ed ora esposta nella chiesa di San Giorgio della stessa località, a pochi minuti da Oglianico, opera di un pittore dalla limitate capacità espressive e tecniche.

Al di sopra, una fascia bianca dai bordi rossi racchiude un motivo vegetale reso in rosso e grigio, interrotto al centro da una lacuna rettangolare che dovrebbe coincidere con l'orditura lignea di un tetto più antico e ribassato: le tre porzioni messe in luce dimostrano caratteri leggermente differenti tra loro, come di tre autori diversi, operanti in contemporanea, lasciando pensare ad una decorazione eseguita in velocità, forse per omaggiare un imminente arrivo di importanti personaggi.

La fascia grigia sotto gli stemmi invece era nascosta dalla tinteggiatura edile e dagli intonaci cementizi presenti sul resto della facciata, per poi rivelarsi completamente mancante, ma a sinistra è stata scoperta una fascia con motivi di delfini assolutamente inedita; il motivo - più elegante - non trova però una esecuzione altrettanto raffinata, somigliando così ai motivi rossi soprastanti, per quanto collocata su una porzione di intonaco diversa (anche più scabra) di quella soprastante.

Ma è stata l'ultima porzione di fascia di girali rossi a rivelare la più grande sorpresa: i girali si sono mutati - nella fantasia del pittore- in lunghi 'colli' che terminano con teste di volatili: forse più per inettitudine che per scelta figurativa, somigliano più a pacifiche galline che a rampanti falconi.

Il fronte dell'edificio dissimula in realtà due proprietà che hanno compiuto nel tempo scelte manutentive differenziate: un intonaco cementizio - a destra - ha sostituito irreversibilmente le antiche malte di calce, mentre a sinistra si sono potute intuire incisioni che lasciavano intravedere la prosecuzione della fascia a motivi vegetali e una continuità di superficie che faceva presagire la prosecuzione dell'intonaco seicentesco. Un ulteriore contributo del Comitato per il Recetto ha consentito di ampliare i ponteggi e scoprire quindi anche la porzione a sinistra, fino a dove la variazione del profilo dell'edificio dichiarava la sagoma originaria, integrata con una diversa muratura, tutta a mattoni pieni invece che mista con ciottoli di fiume.

L’intera raffigurazione si presentava oscurata da depositi di particellato di diversa coerenza, gli intonaci erano decisamente dilavati, con zone sommitali più integre - perché meglio riparate dal tetto - e la porzione inferiore progressivamente più impoverita fino a far affiorare l’intonaco, a base di calce e sabbia. Un intervento svolto circa 20 anni fa non aveva che blandamente rallentato l'accanimento degli agenti meteorici e si è rivelato ormai antiquato nell'approccio e nei materiali impiegati, in particolare una rimozione molto parziale di polvere carbonatata ed una protezione ormai inefficace con resina acrilica tipo Paraloid B72.

La pulitura è stata piuttosto delicata, con qualche indispensabile approfondimento nella parte superiore mentre nella zona inferiore è stato necessario un consolidamento mediante NanoCalci, nell'intento di riconnettere anche i più minuti frammenti.

Il dipinto meritava di essere meglio presentato tramite un perfezionamento della pulitura ed il riordino estetico delle superfici, stuccando le lacune non ipotizzabili sottolivello con una malta neutra (come nel caso dell'antico trave), spostando gli impianti che lo avevano ripetutamente attraversato (e traforato), consolidando tutta la superficie messa in luce con sostanze di tipo inorganico (NanoCalci), svelando i lacerti presenti sotto la riquadratura recente ed i vecchi scialbi di calce, cucendo con leggere velature sottotono la pellicola pittorica in modo da recuperare la lettura dei soggetti.

Una protezione finale con materiale idrorepellente ha potuto poi proteggere e garantire una buona leggibilità per più anni, auspicando un intervento futuro ancora più ampio ed organico.

1 Scalva, Bertolotto: "Segreti Affreschi a Oglianico. La cappella di S. Evasio, piazze e vie. Un itinerario, storico, artistico e architettonico”

2 idem, pag.31