“La patina delle buone intenzioni” Cinque secoli e mezzo di storia: la Crocifissione di Donato Montorfano, dall’esecuzione ai restauri Refettorio del Cenacolo Vinciano
giovedì 30 aprile 2026 14:30 - 15:30 Sala Padiglione Arsenale
Promosso da AuriFolia restauri in collaborazione con il Cenacolo Vinciano, Direzione Regionale Lombardia, Ministero della Cultura
Scaletta Interventi:
Emanuela Daffra — Storica dell’arte, già Direttore della Direzione Regionale Musei Lombardia
Donato Montorfano, Leonardo e la pittura lombarda del Quattrocento
Antonio Sansonetti — Ricercatore senior, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (CNR)
La diagnostica per la conoscenza e per l’intervento di conservazione
Paolo Triolo — Storico dell’arte e specialista in imaging multispettrale, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
Il confine tattile: imaging multispettrale e computazionale per due maestri a contatto
Francesca Stella — Conservatrice, Aurifolia Restauri
Ricostruzione sinottica della storia conservativa della Crocifissione di Donato Montorfano: memorie d’archivio e riletture attraverso la fotografia storica
Greta Acuto — Funzionario restauratore, Ente di gestione dei Sacri Monti piemontesi
Donato Montorfano e Leonardo da Vinci: tecniche esecutive a confronto tra tradizione e sperimentazione
Lea Ghedin — Restauratore, Direttore tecnico Aurifolia Restauri
L’intervento 2021–2022: metodologia e risultati
Silvia Zanzani — Architetto, già Direttore del Museo del Cenacolo Vinciano
La logistica del cantiere: ponteggi, allestimenti e smontaggio nel Refettorio del Cenacolo Vinciano
Il contributo propone una lettura integrata della Crocifissione di Donato Montorfano nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia ricostruzione storico-conservativa, analisi tecnico-esecutiva e risultati dell’intervento di restauro condotto tra il 2021 e il 2022. L’opera si colloca in un contesto peculiare, segnato dalla presenza del Cenacolo leonardesco, che ha storicamente orientato le priorità di tutela, determinando una gerarchia conservativa che ha a lungo relegato la Crocifissione a una condizione marginale. Proprio questa posizione ha tuttavia generato una significativa ridondanza documentaria indiretta, oggi fondamentale per una rilettura critica delle sue vicende conservative.
La ricostruzione sinottica, basata sull’integrazione di fonti archivistiche, bibliografiche e fotografiche con l’osservazione diretta e le indagini diagnostiche, evidenzia una complessa stratificazione di interventi dal XVII secolo a oggi, tra scialbature, descialbi, restauri ottocenteschi, interventi post-bellici e manutenzioni contemporanee. Un momento determinante è rappresentato dagli eventi del 1943, che provocarono il crollo della copertura del refettorio e l’esposizione delle superfici a condizioni ambientali estreme, rendendo necessarie operazioni diffuse di messa in sicurezza e consolidamento.
Dal punto di vista tecnico-esecutivo, l’opera rivela una prassi tradizionale ma aperta a soluzioni ibride. L’intonaco, irregolare e di spessore variabile, conserva tracce leggibili delle giornate di lavoro, mentre il disegno preparatorio, trasferito mediante incisioni, battiture di filo e spolvero, testimonia una progettazione strutturata ma dinamica, confermata dai numerosi ripensamenti in corso d’opera. La tecnica combina stesure a fresco e a secco, funzionali all’impiego di pigmenti sensibili alla calce, e prevedeva originariamente l’integrazione di elementi a rilievo e applicazioni metalliche, oggi in gran parte perduti. Il confronto con la coeva sperimentazione leonardesca evidenzia così due approcci divergenti tra stabilità della tradizione e tensione innovativa.
Le indagini scientifiche hanno consentito di approfondire la conoscenza dei materiali e delle trasformazioni della superficie pittorica, individuando tra le principali cause di degrado l’uso storico di sostanze alcaline aggressive per la pulitura e la presenza diffusa di protettivi cerosi, responsabili di alterazioni della porosità e della percezione cromatica. L’intervento recente ha affrontato tali criticità attraverso la rimozione controllata delle sostanze alterate, il consolidamento della pellicola pittorica e la revisione delle integrazioni precedenti, restituendo leggibilità e coerenza alla superficie nel rispetto della sua natura materica.
Accanto agli aspetti storico-tecnici e diagnostici, il lavoro offre inoltre un contributo significativo alla comprensione della pittura lombarda del Quattrocento e mette in evidenza la complessità operativa del cantiere nel contesto del Cenacolo vinciano, dove le esigenze di tutela, accessibilità e continuità di fruizione hanno richiesto una pianificazione logistica particolarmente articolata.
Nel suo insieme, lo studio restituisce il refettorio come un laboratorio privilegiato per l’analisi delle tecniche murali rinascimentali e delle loro implicazioni conservative, offrendo una base conoscitiva solida per la definizione di future strategie di tutela.

